Contraddizioni green

Pubblicato il 15 settembre 2026 alle ore 20:59

Pierpaolo MARTINA

Le due iniziative green che in questi giorni hanno trovato ampia eco sulla stampa regionale, rendono evidente che a livello europeo bisogna raggiungere al più presto un equilibrio.

Le iniziative sono quella del grande parco fotovoltaico collocato in una cava dismessa e progettato per dare energia a Elettra Sincrotrone Trieste (realtà di eccellenza mondiale ma fortemente energivora) e quella del parco agrivoltaico che dovrebbe sorgere tra Staranzano e Monfalcone.

L'evidente disparità delle soluzioni progettate, sotto il profilo del rilevante consumo di suolo (virtuoso il progetto di Elettra), porta a riflettere sulle priorità strategiche dell'Unione europea che persegue contemporaneamente due obiettivi esistenziali ma intrinsecamente in competizione: la decarbonizzazione accelerata per contrastare la crisi climatica e la tutela/ripristino della biodiversità per fermare il degrado degli ecosistemi..

La concomitanza tra la spinta per le energie rinnovabili e la scadenza del 1° settembre 2026 per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino della Natura (Nature Restoration Law) evidenzia una delle tensioni più complesse e dibattute all'interno delle politiche comunitarie.

I piani di ripristino e le direttive sulle aree idonee per le rinnovabili dovrebbero coesistere indirizzando i parchi fotovoltaici lontano dai terreni agricoli di pregio o dagli ecosistemi naturali intatti.

Il nodo del consumo di suolo: La criticità maggiore nasce proprio sul questo aspetto. Da un lato, il diritto europeo impone di ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate entro il 2030; dall'altro, la transizione energetica richiede centinaia di migliaia di ettari per i grandi impianti fotovoltaici e agrivoltaici.

Per evitare il cortocircuito, l'UE spinge affinché i grandi impianti siano concentrati su "aree idonee" a basso valore ecologico (come tetti industriali, cave dismesse, aree compromesse o, nel caso dell'agrivoltaico, strutture che non compromettono la biodiversità e la funzione agricola del suolo).

La sfida per i governi nazionali sta proprio nel bilanciare la fame di energia pulita con l'obbligo di riconsegnare spazio agli ecosistemi naturali, evitando che la transizione energetica avvenga a discapito della tutela ambientale complessiva.

Intanto la data del 1 settembre è passata e l'Italia non ha presentato ancora alcun documento. Il fatto che sia in buona compagnia non fa ben sperare.

Oltre metà dei Paesi Ue in ritardo sui piani di ripristino della natura - Sviluppo Sostenibile e Digitale - Ansa.it

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