Pierpaolo MARTINA
Le due iniziative green che in questi giorni hanno trovato ampia eco sulla stampa regionale, rendono evidente che a livello europeo bisogna raggiungere al più presto un equilibrio.
Le iniziative sono quella del grande parco fotovoltaico collocato in una cava dismessa e progettato per dare energia a Elettra Sincrotrone Trieste (realtà di eccellenza mondiale ma fortemente energivora) e quella del parco agrivoltaico che dovrebbe sorgere tra Staranzano e Monfalcone.
L'evidente disparità delle soluzioni progettate, sotto il profilo del rilevante consumo di suolo (virtuoso il progetto di Elettra), porta a riflettere sulle priorità strategiche dell'Unione europea che persegue contemporaneamente due obiettivi esistenziali ma intrinsecamente in competizione: la decarbonizzazione accelerata per contrastare la crisi climatica e la tutela/ripristino della biodiversità per fermare il degrado degli ecosistemi..
La concomitanza tra la spinta per le energie rinnovabili e la scadenza del 1° settembre 2026 per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino della Natura (Nature Restoration Law) evidenzia una delle tensioni più complesse e dibattute all'interno delle politiche comunitarie.
I piani di ripristino e le direttive sulle aree idonee per le rinnovabili dovrebbero coesistere indirizzando i parchi fotovoltaici lontano dai terreni agricoli di pregio o dagli ecosistemi naturali intatti.
Il nodo del consumo di suolo: La criticità maggiore nasce proprio sul questo aspetto. Da un lato, il diritto europeo impone di ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate entro il 2030; dall'altro, la transizione energetica richiede centinaia di migliaia di ettari per i grandi impianti fotovoltaici e agrivoltaici.
Per evitare il cortocircuito, l'UE spinge affinché i grandi impianti siano concentrati su "aree idonee" a basso valore ecologico (come tetti industriali, cave dismesse, aree compromesse o, nel caso dell'agrivoltaico, strutture che non compromettono la biodiversità e la funzione agricola del suolo).
La sfida per i governi nazionali sta proprio nel bilanciare la fame di energia pulita con l'obbligo di riconsegnare spazio agli ecosistemi naturali, evitando che la transizione energetica avvenga a discapito della tutela ambientale complessiva.
Intanto la data del 1 settembre è passata e l'Italia non ha presentato ancora alcun documento. Il fatto che sia in buona compagnia non fa ben sperare.
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