Pierpaolo MARTINA
Proseguiamo nel nostro viaggio nel tempo. Nel 1978, con la legge 833, nasce il Servizio Sanitario Nazionale e con decreto del Presidente della Giunta regionale 30 giugno 1980 viene costituita l'Unità Sanitaria Locale n. 2 "Goriziana" nella quale confluiscono le strutture ospedaliere goriziane.
Questo nuovo Ente conosce da subito una vita molto travagliata che ben presto si focalizza sulla contrapposizione deleteria tra Gorizia e Monfalcone.
Dopo aver deliberato una serie di ammodernamenti e ampliamenti del Civile, nel frattempo la Giunta regionale nel marzo del 1988 aveva portato i posti letto a 588, l'USL n. 2 vira verso la progettazione di un ospedale completamente nuovo che inizialmente dovrebbe essere un grande polo unico provinciale a Gorizia (idea respinta da Monfalcone), e poi - quando prevale la soluzione per due ospedali con pari dignità - si concentra sul dibattito di dove collocare la nuova grande struttura. Si contrappongono quindi le posizioni di coloro che ritengono che la struttura sia da realizzarsi in via Vittorio Veneto, sul retro del Civile, e di coloro che propongono una zona tra Lucinico e Villanova di Farra (dicembre 1988); alla fine prevale l'idea di un ospedale completamente nuovo da edificare in via Toscolano (sito del grande parcheggio sul retro del Vittorio Emanuele III) per il quale, nel marzo 1990, la Regione stanzia ben 87 miliardi (fondi statali). Tutto deciso? Niente affatto.
A gennaio 1991, un documento firmato da 102 medici contesta le decisioni prese a favore dell'ospedale goriziano e rende palpabile la contrapposizione politica di Monfalcone con il capoluogo. Tra i firmatari figura anche il nome del medico che pochi anni dopo diventerà assessore regionale alla Sanità nella Giunta a trazione leghista guidata da Fontanini.
Il 6 febbraio 1991, il sindaco del Comune di Gorizia (all'epoca Scarano), il presidente dell'Assemblea comunale di Nova Gorica e le Amministrazioni comunali di Gorizia e Nova Gorica siglano un Accordo che impegna i firmatari per l'integrazione funzionale degli adiacenti presidi ospedalieri.
In sintesi: da quando nasce l'USL si entra in dinamiche inevitabilmente competitive di dimensione provinciale. Il nostro territorio, grandemente beneficiato con un numero elevato di strutture pubbliche è costretto ad assistere alla progressiva chiusura degli ospedali minori (Cormons, Grado) e finché Gorizia è rappresentata in modo importante in Regione da esponenti autorevoli come Tripani, Brancati, Cocianni, Cian...riesce a mantenere alto il livello dell'offerta sanitaria resistendo alle pressioni e all'aperta ostilità del Monfalconese che riesce molto meglio a fare quadrato e conduce una battaglia che si rivelerà poi apparentemente vincente ma sostanzialmente farà della sanità della provincia una terra di conquista per Udine e Trieste.
I rapporti di forza cambiano decisamente quando Monfalcone, con il crollo della prima repubblica, e la conquista leghista della Regione, ottiene l'assessorato regionale alla Sanità riuscendo così a riorientare l'azione regionale e il progetto di costruzione del nuovo ospedale a Gorizia si blocca; Gorizia attraversa una fase di fragilità politica (con due commissari alla guida del Comune) e il sindaco Valenti (forzista, primo sindaco eletto direttamente) che non ha la capacità di opporsi; il finanziamento per l'ospedale goriziano (nel frattempo arrivato a 96 miliardi) viene dirottato altrove e poi tutto si ferma nel 1999 con l'acquisto del Fatebenefratelli: è la scelta tombale di abbandonare il sito della cittadella sanitaria accettando la strada del ridimensionamento e del pensare in piccolo che affossa definitivamente anche l'Accordo del 1991.
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