Le preoccupazioni delle famiglie dei pazienti del reparto Nucleo gravi cerebrolesioni

Pubblicato il 16 febbraio 2026 alle ore 20:22

Rossella RIZZATTO

L’articolo pubblicato oggi su “Il Piccolo” sul Nucleo Gravi cerebrolesioni acquisite di Gorizia non è una semplice cronaca locale, la fotografia di decisioni puramente a carattere amministrativo che impattano sui fragili senza alcun fondamento clinico e senza mai coinvolgere le famiglie. Famiglie che si sono rivolte al Presidente della nostra Regione per chiedere che il reparto altamente specializzato rimanga inserito in ambito ospedaliero. Non lo fanno per puro conservatorismo, neppure per resistenza al cambiamento, ma per una ragione essenziale e non negoziabile: la tutela della salute e della sicurezza di persone estremamente fragili. punto centrale, che l’articolo evidenzia con chiarezza, è che non esiste una motivazione clinica documentata che giustifichi il trasferimento, al contrario, le norme e le linee guida assistenziali indicano esplicitamente la necessità di un contesto ospedaliero che garantisca accesso e continuità immediata a competenze specialistiche e sicurezza clinica in situazioni ad altissimo rischio. In questo quadro, parlare genericamente di “riorganizzazione” o di “razionalizzazione” é di estrema superficialità. Quando si interviene su reparti che assistono pazienti privi di voce e di possibilità di autodifesa, ogni scelta deve essere sorretta da evidenze sanitarie, non da esigenze amministrative. Questa vicenda non nasce oggi, é il risultato di un lavoro di ascolto delle famiglie, di studio delle normative, di confronto con gli operatori sanitari, di ricostruzione puntuale delle criticità. C’è poi un aspetto inaccettabile: quando le famiglie scoprono cambiamenti così rilevanti attraverso voci informali o articoli di giornale, senza un’informazione diretta e trasparente, si rompe il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Questo non è uno scontro politico, né una polemica sterile, é una richiesta di responsabilità istituzionale: fermarsi, rivedere le decisioni, verificare l’impatto reale sui pazienti, correggere ciò che non regge sul piano clinico ed etico fa parte dell’esercizio della pratica democratica tra i decisori politici e i cittadini, poiché il grado di civiltà di un Paese si misura anche da come tratta chi non può difendersi, chi non può scegliere, chi dipende totalmente dalle decisioni degli altri.

Su questo terreno non sono ammesse scorciatoie e su questo terreno si continuerà a vigilare, con rigore e senza ambiguità

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